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⚽️Se ami il calcio, questo è il tuo posto. - Storie, approfondimenti e analisi senza confini, l'unico protagonista è lo sport più bello del mondo. 🇮🇹

🇬🇧“Fin dall’inizio della mia carriera, c’è stata, attorno a me, la percezione di un ragazzino appariscente di Londra: un nero che ama le macchine, che ama lo stile di vita appariscente. Non sono un santo, ovviamente, ma quella descrizione è lontana da quello che sono io realmente. Quando le persone fanno credere al pubblico che sei un personaggio che non sei, è doloroso e degradante.” In passato è stato pesantemente attaccato dalla stampa per un tatuaggio al polpaccio del suo piede, il destro, rappresentante un fucile d'assalto, che ricorda il padre ucciso quando era piccolo. I media inglesi non impazziscono per Raheem Sterling. Qualcuno se ne è accorto, e anche un "nemico" dall'altra sponda della città, Paul Pogba, ha detto: “Penso che non si parli abbastanza di Sterling, con tutte le statistiche dell'anno scorso e tutto quello che sta facendo quest'anno. È stato criticato per tante cose ma nessuno parla di ciò che sta facendo in campo. Forse se fosse stato qualcun altro, sarebbe diverso..” In effetti, Raheem sta vivendo una stagione incredibile e non è mai sotto i riflettori. Freddo e decisivo nella lotteria dei rigori della finale di Carabao Cup contro il Chelsea. Guardiola lo sta consacrando come uno dei migliori esterni d'attacco. Adesso, vuole ritagliarsi il suo spazio anche con la Nazionale dei Tre Leoni. 4 goal in 47 presenze prima della partita contro la Repubblica Ceca. A Wembley ne ha messi tre in una partita, dedicando un goal a Damary Dawkins, 13enne tifoso del Crystal Palace e della stessa ala inglese, che purtroppo la scorsa settimana ha perso la sua battaglia contro la leucemia. A noi, Raheem Sterling, piace. 🏴󠁧󠁢󠁥󠁮󠁧󠁿 ✍🏼 @sottoporta
🇳🇱La storia di Memphis Depay inizia a Moordrecht, Olanda meridionale. Durante la sua infanzia, segnata dall'abbandono del padre di origini ghanesi a 4 anni, ci sono due figure fondamentali: la mamma, sua linea guida perenne, e il nonno, colui che cambierà più di tutti, in positivo, la vita di Memphis. Il ragazzo fin da piccolo si appassiona al calcio, trova nel pallone una valvola di sfogo per la rabbia che porta dentro sin da bambino, ha delle qualità smisurate, gioca ala sinistra nella formazione della sua città, ha forza, velocità, tecnica, ma un carattere molto difficile. Ogni partita termina con una rissa, è indisciplinato, litiga anche con i compagni di squadra. La soluzione dei dirigenti è quella di vendere il ragazzo allo Sparta Rotterdam. Qui qualcosa cambia, inizia seriamente a far parlare di sé, non più per le risse, ma per quello che riesce a fare all'interno del rettangolo di gioco. Ben presto attira su di sé gli occhi delle squadre più importanti d'Olanda: Ajax, Feyenoord e Psv. È qui che entra in gioco il nonno, tifosissimo dell'Ajax, che, paradossalmente, gli consiglierà di scegliere Eindhoven come piazza fondamentale per crescere, andando contro il suo cuore "lanciere", sapendo che quella scelta, è per il bene del proprio nipotino. Mai decisione si rivelerà più azzeccata per il ragazzo. Compie 5 anni nelle giovanili del Psv, poi, nel 2011, arriva il momento della prima squadra: "Ecco qua Depay, maglia numero 22." Accetta con gioia il numero, ma si distaccherà per sempre da quel cognome. L'abbandono del padre lo segnerà così tanto che sulla schiena avrà sempre "Memphis" e non Depay. All'esordio segna in Coppa d'Olanda, ripetendosi tempo dopo in campionato, diventando nelle successive 3 stagioni un perno del club di Eindhoven, consacrandosi come uno dei migliori talenti a livello europeo, con in mezzo anche la convocazione al mondiale brasiliano 2014. Un anno dopo arriva il grande salto, è il Manchester United di Van Gaal a credere in lui: 30M al Psv e la gloriosa maglia numero 7 al talento oranje. Dopo le strepitose luci nella terra dei tulipani, arrivano le ombre dell'esperienza inglese. In due stagioni arrivano solo 7 gol in 53 partite ⬇️
地點:De Kuip
✍🏼 @una.vita.da.mediano Quanti soprannomi per i calciatori? Quasi tutti ne hanno uno, spesso e volentieri che rappresenti l'animo del giocatore. Penso che nomignolo più azzeccato del "Petit Diable" per Antoine Griezmann non ci sia. E sì, un piccolo fanciullo con la faccia da bravo ragazzo che dentro il campo toglie la maschera e inizia a far sognare i suoi tifosi. Eppure emergere per il diavoletto non è stato affatto facile, in patria viene scartato a tutti i provini per via del suo fisico molto esile. Griezmann, però, non demorde e nel 2005, in prova al Montpellier, gioca una partita amichevole in cui la Real Sociedad si accorge di lui, offrendogli un periodo di prova. La società spagnola si innamora del piccolo talento francese che compie tutta la trafila nelle giovanili fino ad esordire in prima squadra nel 2009: Griezmann si mette in mostra realizzando 52 reti in 202 presenze con la maglia dei baschi in sei stagioni. Nel luglio del 2014 è giunto il momento, all’età di 23 anni, di fare il salto di qualità: l’Atletico Madrid del Cholo Simeone paga per intero la clausola rescissoria, 30 milioni di euro, e lo porta al Calderon. Ora quei 30 milioni fanno anche un po' sorridere per un campione del suo calibro. Oggi compie 28 anni uno dei calciatori più forti del pianeta che, a suon di gol e assist, ha trascinato i francesi alla vittoria del mondiale. Signori e signore, questa è la storia del bravo ragazzo che si trasformò in un diavolo.
🇧🇷"Saudade o non saudade, se non sei felice, sono cavoli amari." . Felicità. Cos'è la felicità nel calcio? È partire dal nulla, ed arrivare sul tetto del mondo. È saper incantare miliardi di persone solamente con una palla attaccata ai piedi. È un giocoliere delle spiagge di Porto Alegre prestato al gioco più famoso al mondo. È simbolo di spensieratezza, allegria, classe, eleganza, ma anche di forza e potenza, quando necessario. È colui che ci ha sempre ricordato, che in fin dei conti, il calcio, è comunque un gioco. La felicità è Ronaldo de Assis Moreira. Perché se pensi calcio, pensi a Ronaldinho. Tanti auguri Dinho 🤙🏽🎂⚽️ ✍🏼 @driibbling . . . Segui @driibbling ⬅️⚽️
🇬🇧"Callum, ho una buona e una cattiva notizia per te: la buona notizia è che Southgate ti ha chiamato, quella cattiva, è che dovrai tornare da me in estate, per gli Europei U-21". . Queste le parole di Aidy Boothroyd, Ct della nazionale inglese U-21, a Callum Hudson-Odoi, talento classe 2000 del Chelsea. Il ragazzo inizialmente pensava fosse uno scherzo, ma in seguito, quando ha visto spalancarsi le porte di St.George's Park, (il corrispondente "Coverciano inglese" per intenderci) ciò che fino a pochi mesi fa poteva sembrare impossibile, è diventato ben presto realtà. Il ragazzo è da sempre cresciuto nelle giovanili del Chelsea, arrivando a vestire "Blues" dall'età di 7 anni. Un anno fa l'esordio in prima squadra in FA Cup e in Premier League, ma è in questa stagione che arriva la definitiva ascesa di un talento che ha sempre fatto sfracelli nelle categorie under del Chelsea: complice un'ottima preseason, Sarri inizia ad integrarlo stabilmente "tra i grandi", arrivando a segnare il 29 Novembre 2018, il primo gol da professionista, nel 4-0 di Europa League del Chelsea nei confronti del Paok. Giocatore rapido, abile nel dribbling e straripante in progressione palla al piede, qualità che non hanno lasciato indifferente nessuno, nemmeno il Bayern Monaco, che a Gennaio ha tentato di portare la giovane ala inglese in Germania, arrivando ad offrire al Chelsea quasi 40M€. Indifferente non è rimasto nemmeno Gareth Southgate, che alla prima occasione ha chiamato il 18enne a vestire la gloriosa maglia dei "Three Lions". Onnipresente in tutte le categorie under inglesi, campione del mondo U-17 e fiore all'occhiello di una "new generation" che fa davvero sognare tutti oltremanica. Callum Hudson-Odoi, il piccolo leone inglese, pronto a prendersi la scena sotto l'arco di Wembley. 🦁🇬🇧 ✍🏼 @driibbling . . . Segui @driibbling ⬅️⚽️
🇪🇸Torres è quel ragazzino che a 19 anni indossa già la fascia da capitano nella sua squadra del cuore, l'Atletico Madrid. Torres è quel favoloso giocatore che corre sul prato di Anfield Road, con la chioma bionda fluente, con la 9 Reds sulla schiena, quasi arando, a grandi falcate, uno degli stadi più affascinanti del panorama calcistico mondiale. È quel giocatore dalle movenze eleganti, che spacca la porta, è quel giocatore che scivola come un torero sotto la Kop. È quel giocatore che sovrasta Lahm in velocità e scavalca con un dolce pallonetto Lehmann, nella notte di Vienna del 2008, regalando alla Spagna un titolo europeo che mancava da 44 anni. È quel giocatore che, con la maglia del Chelsea al Camp Nou, corre in campo aperto, scartando Victor Valdes, riuscendo a regalare la finale di Champions ai Blues nel 2012. È quel giocatore in grado di vincere praticamente tutto in carriera, tra cui, seppur non da protagonista assoluto, un Mondiale con la Roja nel 2010. È quel giocatore che non ha mai smesso di pensare al suo primo amore, la maglia "rojiblanca" dell'Atletico Madrid. È quel giocatore che, nonostante una serie di infortuni che lo hanno portato ad un lento declino, è in grado di scaldare ancora, i cuori di ogni appassionato di calcio. Fernando Torres, è quel giocatore che mi ha fatto innamorare veramente del calcio. Feliz cumpleaños "Niño"🦁⚽️🎂 ✍🏼 @driibbling . . . Segui @driibbling ⬅️⚽️
🇮🇹A 9 anni entra nelle giovanili della Lazio, a 18 esordisce in prima squadra, a 21 diventa capitano. Con la maglia bianco celeste, a cavallo tra la fine degli anni 90' e l'inizio del 2000, diventa il leader di una delle squadre più forti a livello nazionale ed europeo in quel momento, senza dubbio la Lazio migliore di tutti i tempi. Il Diavolo si sa, è tentatore. Nel 2002, nel bel mezzo della crisi del patron Cragnotti, si vede costretto a far le valigie in direzione Milano. Una scelta mai accettata veramente, ma a posteriori, difficilmente rimpianta. Con la maglia rossonera del Milan vincerà tutto: 2 scudetti, 1 coppa Italia, 2 Champions League, 2 Supercoppe europee, 2 Supercoppe italiane, 1 campionato mondiale per club. L'unica pecca, di una carriera plurititolata, l'avventura con la maglia della Nazionale. In bacheca è presente il titolo di Campione del Mondo, ma, sia nel '98, sia nel 2002 e nel 2006, tre infortuni lo videro uscire di scena, in ogni edizione, a livello della fase a gironi. Oggi, 43 anni fa, il 19 Marzo 1976, papà Giuseppe e mamma Maria Laura, davano alla luce uno dei difensori più forti della storia del calcio italiano. Tanti auguri a "Tempesta Perfetta", Alessandro Nesta⚽️🎂 ✍🏼 @driibbling . . . Segui @driibbling ⬅️⚽️
🇨🇴I primi passi nella terra natia, in Colombia, con la maglia dell'Envigado, già maturo calcisticamente per esordire in prima squadra a 15 anni, così maturo, da cambiare paese a 17, per trasferirsi a 14 km da Buenos Aires, a Banfield, dove a 18, riuscirà a scrivere la storia, contribuendo alla vittoria del primo Torneo di Apertura della storia dei "Taladros", così forte da essere soprannominato "El Bandido", nomignolo affibbiato per il panico che riesce a seminare nelle difese avversarie. La chiamata dall'Europa non tarda ad arrivare, il Porto lo acquista nel 2010, consacrandolo come uno dei maggiori talenti a livello mondiale. In seguito una breve, e inaspettata tappa nel Principato di Monaco, prima di ricevere l'investitura più nobile del mondo del calcio: la "camiseta" blanca del Real Madrid. All'ombra del Santiago Bernabeu regala sprazzi di classe e talento unici al mondo, ma il suo meraviglioso mancino non riesce ad ammaliare una platea esigente come quella "Merengue", causa anche una discontinuità di rendimento, il suo peggior nemico fino ad ora in carriera. Una nuova avventura lo porta in terra tedesca, è il Bayern Monaco a puntare sul riscatto del "Diez". Anche qui, la sua nemesi personale continua a perseguitarlo. Prestazioni troppo altalenanti, un talento non espresso al massimo delle possibilità. Poi però, regala pomeriggi come questi, in cui il "Bandido" impugna l'arma, il suo piede mancino, e semina il panico nella difesa avversaria. Scarica tre proiettili, uno dopo l'altro, tutti fanno centro. L'avversario è ko. Come si fa, con un talento del genere, a non essere annoverato tra i migliori al mondo. Come si fa a non amare James Rodriguez. ✍🏼 @driibbling . . . Segui @driibbling ⬅️⚽️
地點:Allianz Arena
🇦🇷È serata di Derby. La Scala del Calcio si è tramutata nell'inferno terrestre del Diavolo rossonero, arrivato a questa partita con i favori del pronostico. Ma si sa, in certe partite, non esiste una vera favorita, certe partite, fanno storia a sé. Il Diavolo, soprattutto, non ha fatto i conti con un giovane ragazzo, dai tratti somatici indios, di nazionalità argentina, con la maglia del nemico di sempre, il Biscione nerazzurro. In Italia da meno di un anno, con una personalità fuori dal normale, al primo Derby da titolare in carriera, mette a referto un assist, e segna dagli 11 metri un rigore pesantissimo, regalando all'Inter una vittoria fondamentale per il morale, ma soprattutto per la classifica. 21 anni, ma una freddezza da veterano. 21 anni, e due huevos enormi come tutto San Siro. "El Toro" Lautaro Martinez, il futuro dell'Inter⚽️🔥 ✍🏼 @driibbling . . . Segui @driibbling ⬅️⚽️
🇪🇸Basta un attimo. Basta un attimo per rimettersi in carreggiata, per spazzare via tutti i brutti pensieri. Basta un attimo per far capire a tutti che quello "loco", era colui che si trovava in piedi in panchina fino a pochi giorni fa. Basta un assist di Karim per ritrovare il sorriso. Basta tornare a calcare il prato del Santiago Bernabeu per ritrovare la magia della camiseta blanca. Basta solamente che questo signore qua, con la 22 sulle spalle, si metta titolare ogni settimana. La seconda era Zidane la apre lui, come a tagliare di netto i rapporti con la fallimentare esperienza precedente. Finalmente, dopo mesi, è tornato "El Mago", Francisco Román Alarcón Suárez. ✍🏼 @driibbling . . . Segui @driibbling ⬅️⚽️
🇫🇷"Tutti giudicano secondo l’apparenza, nessuno secondo la sostanza." . All'età di 2 anni, un terribile incidente in macchina con la sua famiglia, lo sbalza fuori dall'auto. Sopravvive, ma il trauma gli lascerà cicatrici evidenti sul viso, in particolare una, verticale sul lato destro della faccia. Da quando ha iniziato a correre sui rettangoli verdi sparsi per il mondo, i suoi avversari ridevano di lui, inorridivano davanti al piccolo francese di Boulogne sur Mer, come gli stessi tifosi. Poi però, l'arbitro fischiava: apriti cielo. Gli avversari che prima lo denigravano, all'improvviso erano diventati seri, i tifosi che prima gli urlavano "Scarface", avevano perso clamorosamente la voce. È sempre stato così per Franck Ribery, dagli inizi al Boulogne, all'esperienza con il Galatasaray, e al ritorno in Francia con la maglia del Marsiglia, vero trampolino di lancio per l'ala transalpina, con cui raggiunse prima la convocazione al mondiale 2006 in Germania, e in seguito, la gloriosa maglia del Bayern Monaco, suo unico e vero amore. È sempre venuto prima il suo lato estetico, un difetto di cui non si è mai vergognato, che ha sempre cercato di oscurare grazie alle magie con cui ha incantato le platee più importanti d'Europa e del Mondo, con la miriade di trofei vinti, tra cui spicca il "Triplete" del 2013 con il Bayern dei record, di cui era l'uomo simbolo, con cui sfiorò un incredibile Pallone d'Oro, soffiato sul più bello da un extraterrestre argentino, anche se sappiamo tutti, che in quel momento, il migliore tra gli esseri umani, era senza dubbio lui. Tra meno di un mese compirà 36 anni, e a fine stagione lascerà definitivamente la Baviera, dopo 12 anni di vero amore, ma ancora adesso sa fare eccome la differenza. Nell'ultima partita di Bundesliga, entrando dalla panchina, ha messo a segno 3 assist nel giro di 9', perché giocatori così, non hanno età, hanno il calcio nelle vene. Godiamo della sua presenza in maglia Bayern in questi ultimi mesi, e mi raccomando, non soffermatevi all'apparenza, non guardate semplicemente le sue cicatrici, guardate oltre, vi si aprirà un mondo. ✍🏼 @driibbling
地點:Allianz Arena
🇫🇷Cos'è la bellezza? Nel calcio possiamo paragonare la bellezza ad un gesto tecnico, ad un gesto di FairPlay, ad uno stadio con migliaia di persone in festa, all'interno di coreografie mozzafiato. Ci innamoriamo sempre di attaccanti esteticamente belli, quelli che saltano l'avversario con un doppio passo, che mandano in porta un compagno con un colpo di tacco. Ma quanto è bello fare il lavoro sporco, quello che nessuno vede, quello che a nessuno interessa, ma è fondamentale. Quanto è bello fare tutto questo, ed essere amati dai propri tifosi, nonostante tu non faccia 30 o 40 gol a stagione. Quanto è bello vincere un mondiale con la 9 sulle spalle, non segnare nemmeno un gol, ma alzare al cielo la Coppa del Mondo. Quanto è bello essere umili, altruisti, andare controcorrente, e arrivare più in alto di certi fenomeni da baraccone. Quanto è bello poi fare una tripletta all'improvviso, e vedere quelli che prima ti criticavano, applaudirti come fossi il Dio del calcio sceso in terra. Quanto è bello essere Olivier Giroud. Sottovalutato, perennemente sottovalutato, ma sempre decisivo, uno stacanovista silenzioso, uno che vorresti sempre al tuo fianco. Prendetemi per pazzo, ma quanto è bello amare Olivier Giroud.⚽️🇫🇷 ✍🏼 @driibbling . . . Segui @driibbling ⬅️⚽️
🇩🇪L'Aquila reale normalmente caccia in coppia, una vola bassa per spaventare la preda, l'altra invece, vola alta, cercando di attaccare il nemico all'improvviso. In 16.000 hanno invaso letteralmente Milano, simbolo di una tifoseria che crede davvero in questa squadra. Questi ragazzi non perdono, tra coppa e campionato, dal 22 Dicembre. Numeri incredibili. Contro un'Inter devastata da infortuni e assenze, le "Adler" tedesche compiono l'impresa vincendo 1-0 a San Siro, strappando il biglietto per i quarti di finale di Europa League. Una difesa forse non impeccabile, ma quell'attacco, con il gigante francese Sebastien Haller, e il fantasista serbo Luka Jovic, fa assolutamente la differenza. Il primo fa il lavoro sporco, distrae l'avversario, il secondo si inserisce con agilità negli spazzi creati dal compagno, attaccando e sorprendendo le difese avversarie. Un lavoro di coppia. Come le Aquile reali. . Solidi, veloci, giovani e letali. Le Aquile di Francoforte hanno conquistato Milano. Con una delle coppie più forti d'Europa, il duo franco-serbo Haller-Jovic⚽️🦅 ✍🏼 @driibbling
🇳🇱"Chi più alto sale, più lontano vede. Chi più lontano vede, più a lungo sogna." . Completo. Possiamo pensare a mille aggettivi per descrivere Virgil Van Dijk, quando invece basterebbe una sola parola: completo. Un giocatore così è quasi disarmante, è bravo ad impostare, è bravo di testa, è bravo in marcatura, è bravo negli inserimenti. Troy Deeney, capitano del Watford, parlò così un po' di tempo fa sul numero 4 Reds: "L’ho detto molte volte e lo ripeto, lo odio! Odio affrontarlo. Troppo grosso, troppo forte, troppo veloce, troppo bravo nel gestire la palla, è forte fisicamente. È uno di quei calciatori così completo che sembra emani persino un buon profumo”. Lo odierà sicuramente anche Manuel Neuer. Il portierone tedesco, in questa stagione, è già la terza volta che viene trafitto dal difensore del Liverpool: 2 volte con la maglia Oranje e 1 nell'ultima sera di Champions, uno stacco imperioso che spalanca le porte dei quarti di finale al Liverpool di Klopp. Un giocatore semplicemente "all'altezza". Nella notte stellata di Monaco un colosso olandese è salito in cielo diventando Re della Baviera. ✍🏼 @driibbling . . . Segui @driibbling ⬅️⚽️
地點:Allianz Arena
🇮🇹"Marmo" deriva dal greco antico μάρμαρον (mármaron)o μάρμαρος (mármaros), con il significato di "pietra splendente", a sua volta derivato dal verbo μαρμαίρω (marmàirō), che significa "splendere, brillare". Il marmo è stato da sempre un materiale usato per costruire opere meravigliose. Tra i più importanti artisti dell'antichità, in età rinascimentale, ne fece uso Michelangelo. Lo stesso artista toscano si presentò personalmente a Carrara, più di una volta, per scegliere e selezionare le lastre e i blocchi ideali per la creazione delle sue opere più importanti. In mezzo a quel marmo, all'incirca 500 anni dopo, è cresciuto Federico Bernardeschi. Il padre è un cavatore, si alza all’alba, è continuamente esposto al caldo e al freddo, con i piedi sempre nel fango. Estrarre il marmo significa sudare, soffrire, lottare contro la montagna. Non è un lavoro qualsiasi, è un mestiere che spesso espone a molti rischi. Proprio dal padre, Federico, che fin da piccolo si è trovato a giocare anche a pallone in mezzo a quei blocchi enormi di marmo bianco, ha acquisito un carattere forte, una tempra non comune a tutti. Conosciamo tutti le sue qualità. Siamo consapevoli del suo talento già da diversi anni. Ma per tutti, mancava ancora qualcosa. Quel tassello per terminare un'opera perfetta. Nella magica serata dell'Allianz Stadium, finalmente, Federico Bernardeschi si è preso in mano la Juventus. Una prestazione da grandissimo giocatore. Da giocatore che sa fare la differenza. Prima l'assist al bacio per l'1-0 di Cr7, poi l'azione straripante che ha portato al rigore del 3-0 finale. Abbiamo assistito alla consacrazione di un talento. Un talento italiano. Un bene prezioso anche per la Nazionale. Saranno brillati gli occhi a Roberto Mancini. Un giocatore che nel momento difficile è venuto fuori. Quello che serviva ieri sera alla Juve per fare l'impresa. Le prime pagine se l'è prese Cristiano Ronaldo. Ma quello che ha davvero conquistato tutti, è Federico Bernardeschi da Carrara. Brillante, lucido, cristallino e roccioso, come il marmo. Da sempre il materiale d'eccellenza per creare opere meravigliose. ✍🏼 @driibbling . . . Segui @driibbling
Stasera si poteva vedere o bianco, o nero. Non entrambi. O luci, oppure ombre. A luglio, l'acquisto del signore in foto era stato finalizzato per serate come queste. Per sognare. Per andare oltre ogni limite. Perché per il signore in foto, serate come queste, sono pane quotidiano. Si diceva che non sarebbe bastato per fare la differenza in Champions. Ma intanto, in campo, uno così, fa eccome la differenza. Tripletta di Cristiano Ronaldo. Nella notte più importante. È un mix di lucidità, voglia, talento, coraggio. Ma è stata tutta la Juve a giocare una partita perfetta. Da Chiellini a Emre Can, ad un inaspettato e spettacolare Spinazzola, ad uno straripante Federico Bernardeschi, fino al Re della serata: Cristiano Ronaldo Dos Santos Aveiro. Questa sera una persona poteva tifare Juve o conto la Juve. Ma dopo questa partita, non si può rimanere indifferenti davanti a questi giocatori. Il calcio italiano deve prendere esempio. E una persona con un minimo di cervello lo capisce. Soltanto applausi. ✍🏼 @driibbling . . . Segui @driibbling ⬅️⚽️
🇪🇸"Sei parte della storia del club, torni in un momento di massima difficoltà e se lo fai è per l'amore che senti per questa maglia. Cinque giorni fa, quando ti abbiamo offerto di tornare, hai mostrato ancora una volta i tuoi valori e il tuo legame col club. Con noi torna il miglior allenatore al mondo, siamo orgogliosi di te. Grazie per la tua lealtà, bentornato a casa." Così Florentino Perez ha presentato il ritorno di Zinedine Zidane sulla panchina del Real Madrid. Come un fulmine a ciel sereno. Per ridare entusiasmo ad un ambiente in procinto di rivolta popolare ci voleva una notizia del genere. Il Real più di un grande allenatore ha bisogno di un grande "gestore di situazioni". Chi meglio di Zizou Zidane. I suoi 3 anni a Madrid espongono 9 trofei, tra cui le fantomatiche 3 Champions League vinte di fila, ma soprattutto, hanno dimostrato al mondo intero come l'ex stella merengue sia riuscito ad insediarsi in una delle piazze più esigenti al mondo con una tranquillità disarmante. Il francese ha commentato così il suo ritorno: "Quando Florentino mi ha chiamato non potevo dire di no. Se sono andato via è perchè credevo che la rosa avesse bisogno di un cambio, sentivo fosse la cosa giusta. Ora ho scelto di tornare perchè ho ricevuto la chiamata del presidente e visto che sento enorme affetto nei suoi confronti e quelli del club, eccomi qua. Dopo otto mesi avevo voglia di tornare ad allenare. Si tratta di una grande responsabilità, ho giocato con questa maglia, ho vinto tanto, ma sono uno dei tanti di questa squadra. Non dimentico i miei trionfi, ma nemmeno i miei errori: l'anno scorso abbiamo perso la Liga e la Coppa, nonostante il trionfo in Champions. Bisogna accettare tutto, ma la mia ambizione e il mio entusiasmo non me li toglierà nessuno. Darò tutto per far migliorare questa squadra". . Le condizioni sono chiare: carta bianca per il prossimo mercato estivo, e l'obbiettivo di tornare a dettare legge in Europa e nel mondo. "Il viaggio perfetto è circolare. La gioia della partenza, la gioia del ritorno." ✍🏼 @driibbling . . . Segui @driibbling ⬅️⚽️
🇮🇹"Dio ha dato all’uomo la ragione per raggiungere i suoi limiti, e la follia per superarli." . Quando arrivi ad avere 36 anni e fai il calciatore, questa è l'età in cui si iniziano a tirare le somme della propria carriera. C'è chi è soddisfatto, chi invece poteva fare di più, chi era partito con grandi progetti e poi si è perso con il tempo. C'è anche chi a 36 anni ha ancora un conto in sospeso con sé stesso, vuole andare oltre i propri limiti, il fisico sta bene, e la mente si proietta oltre ogni minimo risultato preposto ad inizio stagione. C'è chi a 36 non ha intenzione di smettere di stupire. E se ti chiami Fabio Quagliarella, niente è mai banale. A 36 anni, se ti chiami Fabio Quagliarella, puoi essere capocannoniere di Serie A. 20 gol in 26 partite. Inossidabile ✍🏼 @driibbling ⚽️🔥 . . . Segui @driibbling ⬅️⚽️
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